Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica - probabilità di vincita
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Tar Emilia, sala scommesse chiuse e no a proroghe nuove

Tar Emilia Romagna Sale scommesse

Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia ha respinto il ricorso presentato da una società di scommesse contro il Comune di Parma, confermando il divieto di prorogare la delocalizzazione della sala scommesse adiacente a un asilo privato. 

Il Tar ha ribadito che l’asilo rientra tra i “luoghi sensibili” e che garantisce un margine di tempo sufficiente per dislocare la sala scommesse altrove. Con questa sentenza, il Tar Emilia sottolinea l’importanza di tutelare i luoghi destinati all’educazione dei nostri bambini, ribadendo il diritto di questi ultimi ad un ambiente salutare e privo di influenze negative.

I giudici amministrativi emiliani, con astuzia e fermezza, hanno espresso il loro sostegno alle argomentazioni del Comune di Parma. Quest’ultimo ha dimostrato che l’accusa della ricorrente, secondo cui l’attività, prima del periodo estivo (2023) sarebbe stata delocalizzata, cosa che non è solo è falsa, ma anche improbabile. 

Infatti, la chiusura dei lavori sarebbe avvenuta solo a marzo 2025, ben dopo 7 anni dell’avvio del procedimento, incompatibile in modo ontologico con le finalità della norma. È evidente la congruità del provvedimento adottato dal Comune, che ha saputo ben bilanciare gli interessi in gioco e motivare ampiamente la sua decisione. 

Al contrario, la ricorrente è stata colpevolmente priva di leale collaborazione. Sorge quindi il dubbio che possa volutamente ritardare il processo di delocalizzazione senza motivi tecnici validi o senza fornire un cronoprogramma adeguato. Questi comportamenti sono inammissibili e meritano giustizia.

La società ha ottenuto due proroghe per la delocalizzazione dal Comune di Parma, come evidenziato dai documenti, e successivamente richiesto una terza. Tuttavia, nonostante l’affermazione secondo cui i lavori per la nuova sede nel Comune di Gattatico erano in corso, tale sede non era ancora disponibile per la delocalizzazione. 

L’amministrazione comunale ha negato la terza proroga e ordinato alla società di cessare l’attività nel locale di Parma, poiché si trovava a meno di 500 metri da una scuola dell’infanzia privata.

Il Collegio ha osservato che i provvedimenti impugnati non costituiscono una violazione degli articoli 3, 41, 42, 43 e 97 della Costituzione, né dei principi euro-unitari e convenzionali stabiliti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia. 

Tali provvedimenti miravano unicamente a ottenere la dislocazione geografica dell’attività della società e non ad acquisirla, e la chiusura dell’attività stessa dipendeva in modo esclusivo  dal non riuscito trasferimento della sede legale, non attuato dall’azienda.

Inoltre, la sentenza afferma che non vi è alcuna prova di un espulsivo effetto sul territorio parmense. Il Comune ha individuato le zone adeguatamente per disporre tali attività e queste stesse occupano solo il 17% del territorio urbanizzato ed urbanizzabile, come dichiarato dal Comune stesso.

Inoltre, per quanto riguarda la preoccupazione per l’effetto espulsivo dovuto all’avvio di luoghi sensibili, il Collegio rileva che questa è totalmente infondata. Il Comune di Parma ha dichiarato che la Deliberazione di giunta regionale n. 68/2019 ha introdotto una disposizione per salvaguardare gli investimenti dei titolari delle attività. 

In ogni caso, il nuovo aggiornamento della mappatura non ha effetto per coloro che rispettano la mappatura vigente e che esercitano l’attività o l’hanno delocalizzata per un periodo congruo per consentire l’ammortamento degli investimenti sostenuti (non superiore a dieci anni) – una disposizione che l’Amministrazione ha adottato.

 

Il Tar Emilia Romagna sottolinea che la mancata concessione di un’altra proroga da parte del Comune di Parma dipende dalle normative regionali e comunali sulla ludopatia, che non permettono di prolungare all’infinito il termine per la delocalizzazione. Il Collegio rimarca che il Comune di Parma ha instaurato un lungo dialogo con la ricorrente durante il procedimento, informandola in anticipo che la proroga sarebbe stata l’ultima. 

Quindi, non vi è alcuna violazione delle norme procedurali in questo caso, dal momento che il Comune di Parma ha costantemente rispettato le disposizioni mantenendo un dialogo costante e continuo con la società ricorrente.

La negazione della proroga è giunta dopo lungo tempo dall’inizio del procedimento, ma nel caso in questione il Comune di Parma ha saputo bilanciare l’interesse del privato, garantendogli un adeguato lasso di tempo per spostare la sua attività di scommesse. 

Per quanto riguarda l’eventualità di prendere una decisione meno radicale, il Collegio ritiene che l’attività di sala scommesse non possa essere svolta a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, poiché rappresenta un pericolo per la salute dovuto alla dipendenza da gioco d’azzardo. 

Pertanto, nel caso concreto, la chiusura dell’attività è l’unica decisione possibile, soprattutto perché è stato concesso un ragionevole periodo di tempo per procedere alla delocalizzazione.

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