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Proposta Operativa per la Gestione delle Mance e delle Imposte nei Casinò

casino croupier

Mauro Natta, l’esperto in gaming approfondisce il tema delle mance dei dealer e croupier e delle imposte sul reddito, presentando un’innovativa proposta che cattura l’attenzione.

Nei miei articoli precedenti, ho affrontato argomenti come il costo del personale di gioco, il rischio d’impresa, il controllo, la diversificazione dell’offerta e altro ancora, spesso e volentieri.

Nell’ultima occasione, se non sbaglio, per la seconda volta (la prima è stata abbastanza lontana nel tempo), ho toccato il delicato argomento dei pagamenti dovuti al concedente per la concessione di giochi francesi o americani. Questo avveniva molti anni fa, quando furono introdotti i giochi americani presso il Casinò di Saint Vincent.

Partendo da questo episodio, vorrei riflettere nuovamente sul valore delle mance ai croupier in un contesto particolare come quello del gioco d’azzardo: un conforto che incide sul costo del personale che lavora nel settore.

Voglio sottolineare che la percentuale delle mance, che tra l’altro può variare e non è sempre fissa come molti pensano, rappresenta il beneficio per il gestore, come ho appena spiegato.

Iniziamo col dire che i giochi americani includono le slot machine, che a differenza dei giochi da tavolo non prevedono l’erogazione di mance. Questa è la ragione principale per cui la tassa di concessione è particolare e inferiore rispetto a quella applicata ai proventi dei giochi francesi.

Ritengo importante sottolineare che nel contesto dei giochi francesi, il rapporto tra mance e guadagni è generalmente più elevato. Va precisato che il numero di dipendenti impiegati non è rilevante se non per il fatto che l’importo totale comprende sia lo stipendio fisso sia le mance, che attualmente sono soggette all’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef) al 75% secondo quanto stabilito dal Decreto n. 314/1997.

Il costo del lavoro per il dipendente, dunque, include sia lo stipendio fisso sia il contributo per la pensione all’INPS, come indicato nell’articolo 3 del decreto precedentemente menzionato. Non ritengo necessario citare tutte le sentenze sulla questione delle mance ai croupier, ma è sufficiente sottolineare quanto segue: la mancia al croupier è considerata una parte delle vincite, come affermato nella sentenza del 18 maggio 1976 n. 1776 della Sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione: “…. dato il rapporto particolare che obbliga il vincente giocatore a concedere una parte della somma vinta al croupier…”.

Inoltre, è importante ricordare che le vincite ottenute nei casinò autorizzati sono esenti da imposizione fiscale per il giocatore vincente.

Ritengo che quanto citato in precedenza sia ampiamente sufficiente per sostenere una soluzione che, da un lato, mira ad aumentare le entrate fiscali a favore degli enti pubblici locali con casinò autorizzati nel territorio e, dall’altro, punta a risolvere definitivamente una situazione che da molto tempo richiedeva una soluzione sostenibile e che era stata affrontata in parte già con la Riforma pensionistica del 1969,  nota come “stipendio convenzionale”.

Non sarebbe logico, né oggi né allora, trattare in maniera differente la parte principale delle vincite ottenute dal giocatore e quella minore che il croupier riceve come mancia.

Ecco la proposta: sia la mancia al croupier che le vincite ottenute nei casinò autorizzati dovrebbero essere esenti da imposte sul reddito per le persone fisiche, e il lavoratore dovrebbe contribuire a una forma di pensione integrativa insieme alla retribuzione ordinaria.

In questo modo, riducendo i costi di produzione, si incrementerebbe il profitto sia per le gestioni pubbliche che private, e di conseguenza anche le entrate fiscali a favore dell’ente pubblico concedente, tramite una percentuale migliore come tassa di concessione. Non sarebbe da sottovalutare nemmeno l’effetto minore sul sistema pensionistico, anche se modesto, ma rivolto nella giusta e affidabile direzione.

Mi sento obbligato a citare quanto segue:

La vincita ottenuta nei casinò autorizzati è esente da tassazione per il giocatore che la riceve, in conformità all’articolo 10 ter della Legge n. 30 del 28 febbraio 1997, che converte in legge la Finanziaria per il 1997, L. 31 dicembre 1996, n.699.

Questo articolo stabilisce che le vincite corrisposte dai casinò autorizzati sono soggette alla ritenuta d’imposta sugli spettacoli, come stabilito dall’articolo 3 del decreto del presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640.

Secondo il mio punto di vista, questa disposizione rappresenta una soluzione chiara per evitare una prevista diminuzione dei ricavi dei casinò e, di conseguenza, delle entrate fiscali degli enti pubblici interessati. In questo modo si affronta anche l’eventuale incremento dei costi di produzione nelle case da gioco.

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Immagine di Antonio Ginori

Antonio Ginori

Esperto di gambling, con una profonda conoscenza dei giochi casinò, soprattutto slot machine, delle probabilità e delle strategie di gioco. Mi sono dedicato a comprendere come funzionano diverse tipologie di giochi, e mi piace condividere questa conoscenza attraverso consulenze, news, articoli e recensioni.

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