Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica - probabilità di vincita
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Per chi perde al gioco d’azzardo niente reddito di cittadinanza

Corte costituzionale gioco d'azzardo

La Corte costituzionale ha respinto le obiezioni sollevate sulla legittimità costituzionale degli articoli che penalizzano chi non dichiara le vincite lorde al fine di accedere o mantenere il reddito di cittadinanza.

Il beneficio non è stato progettato per aiutare coloro che, a causa di vincite lorde pregresse, superano le soglie di reddito, anche se sono rimasti poveri a seguito di perdite subite. Ecco perché la pena prevista dall’art. 7, comma 1 del Dl. n. 4 del 2019, per la mancata dichiarazione delle vincite lorde rilevanti per l’Isee, non è irragionevole.

La Corte costituzionale ha recentemente richiamato il principio contenuto nel decreto legge riguardante il Reddito di Cittadinanza e le Pensioni, stabilendo una pena di reclusione che va da due a sei anni per coloro che utilizzano documenti falsi o omettono informazioni cruciali.

La decisione è stata presa in seguito ad un giudizio di legittimità costituzionale degli art. 3 comma 11 e 7 commi 1 e 2 del Dl, evidenziato dal Giudice di Foggia dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario.

L’uomo coinvolto nell’azione giudiziaria ha omesso di dichiarare le sue vincite conseguite al gioco negli anni precedenti la richiesta del Reddito di Cittadinanza e ha omesso di comunicare le vincite ottenute nel 2019, mentre stava ricevendo il beneficio del Rdc.

Ora, la Corte costituzionale ha confermato la pena severa per coloro che violano le leggi in materia di benefici statali.

Il Pubblico Ministero ha accusato l’imputato di aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza. Infatti, nel marzo del 2019, egli ha presentato la domanda usando una sostitutiva unica dichiarazione, nella quale ha omesso di dichiarare le proprie vincite ottenute al gioco d’azzardo online e terrestre negli anni 2017/18, per un totale di circa 113.000 euro.

Inoltre, nel gennaio del 2020, non ha comunicato le opportune informazioni riguardanti le vincite al gioco on line conseguite nell’anno 2019, pari a circa 160.000 euro.

Tuttavia, il Gup ha accolto i rilievi dell’imputato riguardo al principio di tassatività e la mancanza di riferimenti nella locuzione “informazioni dovute” contenuta nella disposizione legislativa. Inoltre, l’art. 7, comma 2 del D.L. n. 4 del 2019 si porrebbe in contrasto con il principio di tassatività poiché non indica le modalità per comunicare le vincite.

La Corte costituzionale ha espresso un’interessante osservazione in merito all’accesso al Reddito di Cittadinanza da parte dei giocatori d’azzardo. Sebbene sembri paradossale che solo coloro che hanno subito perdite possano usufruire del beneficio, è importante considerare che le giocate presuppongono l’esistenza di una ricchezza, sia essa derivante da un patrimonio o da un reddito. Pertanto, l’eventuale dissipazione di tale ricchezza non pregiudica l’accesso al Reddito di Cittadinanza.

La Corte ha ritenuto che non sia violato il principio di eguaglianza sostanziale dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione. È ragionevole che il legislatore escluda la possibilità di fornire il Reddito di Cittadinanza a chi si è rovinato con il gioco d’azzardo (slot machine, poker, giochi di carte, scommesse e altro), poiché non è compito della Repubblica assegnare tale beneficio a chi ha dissipato volontariamente la propria ricchezza.

In aggiunta, si deve escludere la violazione dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, come suggerito dal riferente circa l’articolo 7, comma 2, del Decreto Legge n.4 del 2019, convertito, per quanto riguarda le persone già detentrici del Reddito di Cittadinanza che usufruiscono, senza ottenere alcuna vincita netta, del relativo beneficio economico nei giochi sopracitati.

Il principio di parità sostanziale, al quale il Rdc è intrinsecamente collegato, non può essere invocato a sostegno di questioni di legittimità costituzionale nell’interesse di coloro che hanno violato le regole basilari dell’istituto, alterandone la natura.

L’omissione di comunicare la reddituale variazione derivante dalla totale vincita di denaro, potrebbe interessare, in teoria, persone che utilizzano risorse diverse da quelle ottenute dal Rdc per giocare. In ogni caso, non si può ipotizzare una violazione dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione per le medesime ragioni riguardanti la titolarità delle vincite e la non-deducibilità delle perdite, le quali evidenziano una dissipazione di risorse che il sistema attuale del Reddito di Cittadinanza non può sostenere irragionevolmente.

La sentenza è stata esplicita nel dichiarare che giocare online equivale a qualsiasi altra spesa voluttuaria, sostenuta grazie all’accredito delle vincite sul conto di gioco. Pertanto, non è certo compito della solidarietà pubblica coprire queste spese.

Non si possono dichiarare le perdite relative alle vincite, e pertanto, se una persona si trova in situazione di povertà, nonostante le vincite, significa che ha dissipato la propria disponibilità economica giocando.

Pensare diversamente, non solo potrebbe alimentare la dipendenza dal gioco in chi ne soffre ancora, ma anche creare una rete di protezione che incentiverebbe il gioco d’azzardo, i cui rischi sarebbero comunque coperti dal beneficio statale del Reddito di Cittadinanza.

La recente sentenza ha smentito ogni possibile violazione del principe di legalità penale, sancito dall’articolo 25 della Costituzione. Nonostante la presenza di una serie di rinvii normativi, infatti, è possibile evincere l’obbligo di dichiarare e comunicare le vincite lorde.

Inoltre, dal punto di vista pratico, è importante considerare la possibilità di presentare le richieste del Rdc presso i centri di assistenza fiscale, come previsto dall’art. 5, comma 1, del decreto. Insomma, la complessità normativa non deve spaventare o scoraggiare: la giusta applicazione della legge è possibile e alla portata di tutti.

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