Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica - probabilità di vincita
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Nuovi casinò e riordino: ora è il tempo della Corte costituzionale

Corte costituzionale Casinò

La sentenza della Corte costituzionale richiede, in modo preciso, un riordino normativo del settore dei casinò. 

Così recita il testo della stessa sentenza, che richiama l’importanza di riformare le normative vigenti per garantire un funzionamento moderno ed efficace di tali strutture. La Corte, pertanto, sollecita un ripensamento globale della normativa, in linea con le esigenze del tempo presente.

Nell’ambito del dibattito sui casinò, dopo aver attentamente esaminato i commenti del relatore riguardo allo schema di decreto di riorganizzazione dei giochi d’azzardo dei casinò online emanato dalla commissione Finanze del Senato, ho deciso di condurre una ricerca più approfondita.

In particolare, mi sono focalizzato sulla sentenza n. 152 del 1985 emessa dalla Corte Costituzionale la quale, nel sesto punto delle considerazioni di diritto, afferma: “Considerato che la situazione normativa relativa all’apertura dei casinò italiani, risalente al 1927, si caratterizza per il massimo grado di disorganizzazione, sia in termini di interventi richiesti per l’apertura delle case (legge o legge seguita dall’autorizzazione da parte del Ministero dell’Interno), questo per la diversità dell’applicate politiche (frontiera per Sanremo e Campione, non-frontiera per Venezia) e anche per l’eterogeneo uso dei profitti ottenuti con il gioco d’azzardo.

Tale disorganizzazione risulta maggiormente accentuata all’interno della legge più recente, la n. 848 del 11 febbraio 1984, il cui articolo 25 è formulato come segue: ‘Le disposizioni di cui agli artt. da 718 a 722 del Codice penale e dall’art. 110 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza approvato con R.D. 13 giugno 1931, n.773”

L’art. 773, non costituisce normativa applicabile alle condotte avvenute all’interno delle navi crociera durante il periodo di navigazione al di là dello Stretto di Gibilterra e del Canale di Suez. Tale precisazione si rende necessaria per evitare equivoci e garantire la corretta applicazione del diritto in ambito marittimo.

È imprescindibile l’attuazione di un’organica legislazione che razionalizzi l’intero settore delle case da gioco d’azzardo, definendo in modo chiaro i metodi attuativi d’intervento delle regioni e degli altri enti locali, così come i criteri di gestione delle case da gioco autorizzate. 

Altresì, occorre realizzare una perequazione in merito alla distribuzione dei proventi delle attività di gioco, come preveduto dalla legge 31 ottobre 1973, n. 637, riguardante la destinazione dei guadagni del casinò di Campione, considerabile il primo passo verso tale obiettivo.

L’articolo 19 del DL n. 318 del 1 luglio 1986, poi convertito in Legge n. 488/86, intitolato “Entrate speciali a favore dei comuni di Sanremo e Venezia”, stabilisce al primo comma: “Le entrate provenienti dalle gestioni delle case da gioco previste dal Rdl 22 dicembre 1927, n. 2448, convertito dalla L. 27 dicembre 1928 n. 3125, nonché dal Rdl 16 luglio 1936, n. 1404, convertito dalla L. 14 gennaio 1937 n. 62, rappresentano entrate di natura pubblicistica e devono essere inserite nel bilancio al titolo I, entrate tributarie, fin dalla loro istituzione. 

Non sono previsti rimborsi relativi alle imposte dirette già pagate”.

Riflettendo sul tema, risulta del tutto sensato ed equo estendere la normativa di cui all’art. 19 sopracitato a tutti gli istituti di gioco d’azzardo regolamentati in Italia. È pertanto plausibile sostenere che la natura giuridica di tali entrate tributarie possa qualificare e giustificare i proventi derivati all’ente pubblico concedente. 

Questa opinione personale, formulata con obiettività professionale, si pone come ragionato contributo alla discussione sulla regolamentazione del settore.

Con riferimento alla sentenza n. 90 del 2022, desidero richiamare la vostra attenzione sul punto 4.1.1, il quale rappresenta un fondamentale passaggio per una valutazione corretta della natura della delibera in oggetto del Consiglio Regionale (n. 823/XIV, datata 23 ottobre 2014, nota a piè di pagina). 

Occorre infatti considerare la posizione peculiare che il Casinò di Saint Vincent Spa occupa all’interno dell’ordinamento autonomo della regione della Valle d’Aosta. L’istituzione del casinò valdostano è stata consentita tramite decreto del Presidente della Giunta del Consiglio della Valle (n. 241 del 4 aprile 1946) in attuazione dell’articolo 12 del decreto (n. 545 del 7 settembre 1945) che ha delineato l’ordinamento amministrativo della Valle d’Aosta. 

Questa fonte normativa, insieme al decreto luogotenenziale (n. 546 del 7 settembre 1945) che ha previsto agevolazioni di ordine economico e tributario a favore della stessa regione, hanno costituito i primi atti di autonomia valdostana. L’attuazione del successivo statuto speciale, approvato con legge costituzionale (n. 4 del 26 febbraio 1948), ha consolidato questo status speciale della regione e ne ha ulteriormente rafforzato l’autonomia.

La possibilità di istituire e gestire una casa da gioco in Valle d’Aosta, tutelata dallo statuto speciale, si fonda sulla competenza regionale in materia di turismo. I ricavi generati dall’attività del casinò, in conformità alla normativa statale del 1949 e allo Statuto, hanno contribuito a sostenere le finanze dei comuni e delle regioni particolarmente qualificati dal punto di vista turistico e finanziario (sentenza n. 152 del 1985).

La decisione del legislatore regionale di costituire la società per azioni Casinò de la Vallèe, a partecipazione pubblica totale, ha come obiettivo primario lo sviluppo economico, turistico e occupazionale della Valle d’Aosta, come previsto dall’articolo 3 della legge regionale 30 novembre 2001, n. 36. Il tutto nel rispetto degli interessi pubblici della regione.

Procedendo a memoria, sebbene tristemente consapevole del trascorrere degli anni dal 1992, sono riuscito a recuperare una porzione di informazioni circa la questione dell’incremento numerico delle case da gioco – oserei dire di averle “rispolverate”. 

È giusto precisare che tale porzione di conoscenza, dichiarando la mia modestia circa ogni aspetto giuridico pertinente, risulta essere la base della problematica che attualmente sta emergendo. In questo senso, confermo senza ombra di dubbio le dichiarazioni del senatore relatore in commissione Finanze. 

Non illudo me stesso pensando che il mio contributo possa andare oltre una legittima curiosità sulla vicenda, eventuale conseguenza dell’articolo antecedente.

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